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Newsletter n. 7 del 15 giugno 2023

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Sommario

Dichiarazione di Reykjavik: il quarto Vertice del Consiglio d’Europa adotta il registro dei danni causati dalla Russia

Durante il quarto Vertice del Consiglio d’Europa, tenutosi a Reykjavík, Islanda, nelle date del 16 e del 17 maggio u.s., gli Stati membri del Consiglio d’Europa, nonché diversi paesi non membri, hanno deciso di comune accordo di istituire, sulla base dell’adesione ad un Accordo parziale allargato, un Registro dei danni causati dalla guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina.

Il Consiglio d’Europa, com’è stato ricordato durante il Vertice, è stato fondato all’indomani della seconda guerra mondiale proprio con la convinzione per cui “il perseguimento della pace basata sulla giustizia e sulla cooperazione internazionale è vitale per il mantenimento della società e della civiltà”. Tale progetto di pace, costruito sulla promessa del “never again”, è stato, di fatto, messo in discussione dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina.

Di conseguenza, il Registro, istituito per un periodo iniziale di tre anni, avrà sede all’Aja e un ufficio satellite in Ucraina e opererà come base per un futuro meccanismo di risarcimento per le vittime dell’aggressione russa; riporterà, quindi, gli elementi di prova e le informazioni relative alle richieste di risarcimento per danni, perdite o lesioni causate a partire dal 24 febbraio 2022 a ogni persona fisica e giuridica colpita, come anche allo Stato ucraino.

Il Consiglio, in tale sede, nel ribadire il suo sostegno all’Ucraina, si è impegnato ad implementare e finanziare ulteriormente il Piano d’azione per l’Ucraina, intitolato “Resilienza, ripresa e ricostruzione”, volto a sostenere i progetti per la ricostruzione dell’Ucraina. Da ultimo, il Consiglio, ha chiesto l’immediato ritiro della Russia dall’Ucraina, dalla Georgia e dalla Moldova.

Per visionare il testo della dichiarazione di Reykjavík e approfondire i temi trattati durante il Vertice è possibile cliccare qui.

La corte EDU condanna la Romania per il mancato riconoscimento delle relazioni affettive fra persone dello stesso sesso

Con sentenza del 23 maggio 2023, resa sul caso Buhucenau e altri c. Romania, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accertato, nei confronti della Romania, la violazione dell’art. 8 CEDU, relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare.

In particolare, con 21 ricorsi presentati da differenti coppie omoaffettive tra il 2019 e il 2020, i ricorrenti invocavano la violazione, da parte della Romania, degli art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 14 (divieto di discriminazione) letto in congiunzione con l’art. 8 CEDU, per non esservi, nell’ordinamento rumeno, un istituto idoneo a riconoscere legalmente le unioni tra persone dello stesso.

Di fatti, la normativa nazionale prevedeva – e prevede – esclusivamente il riconoscimento del matrimonio eterosessuale, sancendo, addirittura, l’esplicito divieto di contrarre matrimonio per le persone dello stesso sesso. Pertanto, le coppie dello stesso sesso venivano – e tutt’oggi sono – escluse dal godimento dei loro diritti sociali e civili, riconosciuti, sulla base dell’istituto del matrimonio, alle altre coppie.

Con la sentenza in commento, la Corte, ripercorrendo la sua giurisprudenza sul punto (in particolare si veda Fedotova e altri c. Russia), ha ribadito il principio per cui gli Stati membri sono tenuti a fornire un quadro giuridico adeguato al riconoscimento e alla protezione delle relazioni tra coppie dello stesso sesso, non avendo, in tal senso, alcun margine di apprezzamento. Tuttalpiù, una certa discrezionalità può essere esercitata dagli Stati relativamente alla forma giuridica con cui riconoscere le unioni omoaffettive.

La Corte ha dichiarato, dunque, la violazione dell’art. 8 CEDU, ritenendo, nonostante l’opinione dissenziente del giudice Martins, non doversi procedere all’esame della doglianza sollevata dai ricorrenti sotto il profilo della violazione del divieto di non discriminazione.

Gestazione per altri: la nuova proposta del Regno Unito

Il 29 maggio 2023, la Law Commission del Regno Unito ha pubblicato un rapporto in tema di gestazione per altri dal titolo “Building Families through Surrogacy: A New Law”.

In tale rapporto, la Commissione ha approfondito le questioni giuridiche aperte con particolare riguardo alla tutela dei soggetti coinvolti e, in primo luogo, dei bambini.

Il rapporto, composto da tre documenti ( the Core report, the Full report, the Draft Bill ), è accompagnato da un progetto di legge che prevede l’indicazione di alcune raccomandazioni, tra cui spiccano: la creazione di un nuovo iter per il riconoscimento del nascituro, il divieto di procedere ad accordi di maternità surrogata a titolo oneroso, l’istituzione di un registro per i nati da gestazione per altri (al fine di garantire il diritto di conoscere le proprie origini), la considerazione degli accordi di gestazione per altri contratti all’estero.

In particolare, il progetto si propone di snellire l’iter di riconoscimento del neonato da parte dei genitori di intenzione.

Ad oggi, nel Regno Unito, la gestazione per altri è regolamentata dal Surrogacy Arrangements Act del 1985, che non prevede il riconoscimento immediato del minore da parte dei genitori di intenzione (in particolare della madre). Infatti, detto riconoscimento, potrà avvenire solo in seguito ad un ordine del giudice in tal senso, dunque mesi dopo la nascita del bambino.

La nuova proposta di legge è volta a ridurre al minimo le situazione di incertezza. La Commissione, inoltre, ha sottolineato la necessità di assicurare l’interesse superiore del minore. Tale approccio vuole tutelare l’identità tra i legami sostanziali e quelli giuridici, con particolare riferimento alla relazione con la madre intenzionale.

Inoltre, l’articolo 8 del disegno di legge richiede una verifica degli status giuridici dei soggetti coinvolti tramite un accertamento preventivo del rispetto di alcune condizioni, quali l’età della madre biologica, il domicilio delle parti coinvolte, e il loro stato di salute.

Da ultimo, si segnala, al capitolo VII, la previsione di meccanismi per accertare la compatibilità dell’istituto con il diritto internazionale e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Posticipata ad ottobre 2023 la data di inizio del corso di alta formazione specialistica per avvocato in “Tutela dei diritti umani e protezione internazionale”

Si comunica che l’inizio del Corso di Alta Formazione Specialistica per avvocato in “Tutela dei diritti umani e protezione internazionale”, organizzato dall’ Unione forense per la tutela dei diritti umani (UFDU), è stato posticipato al 6 ottobre 2023.

In particolare, con bando di proroga del 26 aprile 2023, è stata disposta la riapertura dei termini di iscrizione e il differimento dell’inizio delle lezioni al 6 ottobre 2023.

Sarà, quindi, possibile iscriversi al Corso sino al 29 settembre 2023. È altresì prorogato al 29 settembre 2023 il termine per la presentazione della domanda d’assegnazione di n. 3 borse di studio a parziale copertura della quota di iscrizione.

Di conseguenza, il primo anno di Corso inizierà in data 6 ottobre 2023 e terminerà il 12 luglio 2024, mentre il secondo anno inizierà in data 27 settembre 2024 e terminerà il 11 luglio 2025, come da calendario.

Ulteriori informazioni, anche relativamente ai costi di iscrizione, si possono consultare sul sito dell’Unione forense dove è possibile visionare anche il bando di proroga al seguente link https://www.unionedirittiumani.it/wp-content/uploads/2023/04/BANDO-2023-proroga-del-26.4.2023.pdf

Per qualsiasi ulteriore informazione è possibile scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: scuola@avvocatointernazionalista.com

Corso di specializzazione sulla “Tutela europea dei diritti umani” – XXIII edizione – 2023

L’Unione forense per la tutela dei diritti umani organizza la ventitreesima edizione del Corso di specializzazione sulla “Tutela europea dei diritti umani”.

Il corso, primo del suo genere in Italia, è tenuto dai massimi esperti in materia ed è rivolto allo studio del funzionamento del sistema di tutela dei diritti fondamentali, con un particolare focus sul sistema della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e delle tutele previste nel diritto dell’Unione europea.

Al giorno d’oggi, l’esigenza di approfondire tali tematiche non è più trascurabile; la CEDU ha infatti acquisito negli ultimi anni un ruolo sempre più significativo nel contesto dei Paesi membri del Consiglio d’Europa. Tale risultato è stato raggiunto anche grazie all’opera apprestata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, organo giurisdizionale permanente con sede a Strasburgo, che vigila sul rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi previsti dalla CEDU. Lo stesso dicasi per la tutela dei diritti fondamentali in seno all’Unione europea, come garantita dalla Corte di giustizia dell’UE in specie a seguito dell’adozione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel 2000 (la c.d. Carta di Nizza) e del suo valore come normativa primaria.

Il corso si articolerà in sei incontri, della durata di tre ore ciascuno, i seguenti venerdì: 10 novembre, 17 novembre, 24 novembre, 1° dicembre, 15 dicembre, 22 dicembre 2023.

Si segnala il convegno dal titolo “I migranti: l’equilibrio fra esigenze di protezione speciale e sicurezza sociale. la tutela dei diritti fondamentali della persona”

L’Unione forense per la tutela dei diritti umani (UFDU) organizza il Convegno su “I migranti: l’equilibrio fra esigenze di protezione speciale e sicurezza sociale. La tutela dei diritti fondamentali della persona”. Si tratta del secondo dei quattro incontri in materia di tutela di diritti e libertà fondamentali organizzati da UFDU.

Il Convegno si terrà il 15 giugno dalle ore 15.00 alle ore 18.00 a Rovereto presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro in Piazza Rosmini, 5. Sono stati attribuiti n. 3 crediti formativi da parte del COA di Rovereto. Il corso potrà essere seguito in presenza o, in alternativa, sulla piattaforma zoom al seguente link: https://us02web.zoom.us/j/85404041119

Per iscriversi o per avere maggiori informazioni è possibile inviare una e-mail al seguente indirizzo: uftdu.trentinoaltoadige@studiolegaleraodivona.it

Di seguito il programma dell’evento

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